CRONACHE DA UN ALTRO MONDO

Fatti, curiosita', misteri dagli anni '50

BONICIOLI SCIENZIATO GIORGIO



Un missile è l’argomento del giorno nelle chiacchiere degli aretini. Non si tratta però del “Vanguard” o del “Jupiter C” di Von Braun: il missile in questione non è il risultato di complicati calcoli matematici. E’ un ordigno lungo appena tre metri, tubi e scappamenti compresi, e peserà un quintale; è fatto di lamiera, molle, rotelle, bulloni, ed è lustro come le pentole di una massaia. Il laboratorio dove è stato costruito non è in zona militarizzata: ha vaporose tendine alle finestre ed è situato nell’appartamento dell’inventore, al primo piano del numero 41 di via Mazzini. Se il vicinato (specialmente la gente che abita ai piani superiori) non avrà niente da obiettare, il lancio di questo missile casalingo potrà avvenire attraverso il soffitto. Basterà aprirgli la strada con qualche buco strategico: una calamita stratosferica, non meglio identificata e su cui viene mantenuto un prudente riserbo, lo guiderà poi attraverso il cielo, prima di ricondurlo alla base.


L’inventore di questa non comune macchina spaziale andata/ritorno, che, stando alle sue parole, dovrebbe prendere il volo l’estate prossima, è un ex capitano della marina mercantile romena, un signore di mezza età dall’espressione imbronciata sotto un gran basco nero. Si chiama Giorgio Eugenio Bonicioli o – come si legge nel suo biglietto da visita- Bonicioli scienziato Giorgio. L’ex capitano dice di avere un bernoccolo per la meccanica, che ha ereditato dal padre, un armatore triestino. Ma mentre Bonicioli padre si divertiva soltanto a costruire modellini di nave in bottiglia, Bonicioli figlio ha scelto la professione d’inventore, e in dieci anni che abita nella città toscana ha fatto collezione di brevetti: dalla macchinetta per tirare i punti molli, destinata ai sarti, alla pompa per gonfiare le ruote della bicicletta senza scendere di sella. Secondo gli aretini egli è senz’altro il più strano inventore d’Europa, e altresì uno dei più fecondi.


Giorgio Bonicioli cominciò a far parlare si sé non appena mise piede in Arezzo. Egli vide che in strada (esclusi i fidanzati e gli sposi novelli) la folla passeggiava divisa per sesso: gli uomini da una parte, le donne dall’altra. La giudicò una consuetudine alquanto malinconica e decise di inventare una bomba benefica che, esplodendo, iniettasse il siero dell’amore nelle vene degli aretini. Presto tutto fu pronto per una memorabile incursione aerea, ma la questura, preoccupata di dover calmare più tardi i bollenti spiriti dei cittadini, non dette la sua autorizzazione, e la bomba benefica fece il suo effetto soltanto sull’inventore, che difatti convolò a nozze con una giovane chiromante, Ivana Del Vita.


Dopo la bomba benefica fu la bomba a mitraglia a ottenere gli onori della cronaca. Bonicioli si accorse infatti che con le opere di pace si guadagnava poco, ed entrò nel “giro degli armamenti”. Spedì alla Direzione Generale Armi e Munizioni presso il ministero dell’Aeronautica il progetto di un terribile ordigno, che descriveva così: “Lanciata da un aereo, la bomba esplode a poca distanza dal suolo falcidiando uomini e case per un raggio di chilometri”.
Dopo un breve carteggio Bonicioli fu invitato al ministero, ma dal colloquio ricavò soltanto un biglietto del treno per tornare a casa. Allora spedì il progetto al Ministero della Difesa inglese, che si mise immediatamente in contatto con lui, non solo (racconta l’inventore, e gli lasciamo intera la responsabilità di ciò che dice): gli concesse anche un milione e mezzo per l’esclusiva sull’importante segreto militare.


La pratica non ebbe poi alcun seguito per ragioni che sono rimaste misteriose, ma Bonicioli adornò ugualmente la porta del suo laboratorio con questa scritta: “In nome della legge è proibito a qualsiasi persona di entrare nel laboratorio di Bonicioli scienziato Giorgio. Segreti militari. The Secretary Ministry of Supply Department of Atomic, London”. Il tutto, circondato da timbri con la sigla “B.s.G.” e con il nome, cognome e qualifica dell’inventore. Bonicioli completò la difesa del suo “Cape Canaveral” installando due telefoni interni rosso fuoco: giocattoli resi efficienti con delle pile. Ne mise uno sulla scrivania del suo laboratorio, e uno nella stanza destinata alla chiromanzia. Per distrarre le clienti della moglie, incuriosite dalla “soglia militarizzata”, elaborò una macchina complicatissima, tutta fili cromati, antenne e interruttori, capace di “richiamare all’ordine” per telepatia gli innamorati infedeli.


Intanto Bonicioli perfezionava un’altra invenzione intorno alla quale stava lavorando da tempo: il “dissolvitore B.G. chimico elettromagnetico contro le alluvioni” per fare tornare il timbul bun, cioè il tempo buono. Il modellino, dall’aspetto di un curioso robot con tutte quelle spine elettriche colorate, fumaioli, graticole, lampadine rosse e verdi, divertì i presenti all’esperimento che Bonicioli fece per gli operatori della televisione. Anche la coreografia della scena li mandò in visibilio: il geniale inventore, con un elmo romano sormontato da un pennello, comandava un gruppetto di bambini (i pionieri atomici) che portavano in testa gialli copricapi marziani e in mano misteriose palette con scritte in romeno, turco, greco, bulgaro. La televisione registrò il tutto, insieme a un gran tonfo, una fumata “elettro-fisico-chimico-telepatica” (così la chiama l’inventore) e una imprevista spruzzatina da parte di un nuvolone disubbidiente agli ordini categorici di Bonicioli.


Il “dissolvatore” è molto più complicato, oggi, ma non c'è bisogno di assistenti atomici per farlo funzionare. Il versatile inventore l’ha sistemato nel laboratorio, vicino alla finestra, e – dice – se ne serve per fare il bello e cattivo tempo in Toscana. E’ colpa sua, insomma, se qualche volta dobbiamo uscire con l’ombrello. Pioggia o non pioggia, però, il romeno dal basco nero continua imperterrito e imbronciato il suo lavoro. Con l’aiuto di una piccola morsa, lime, martelli, un tubo di ferro per rendere cilindrica la lamiera, compone il suo missile casalingo come un musicista una sinfonia. Lo studia perfino la notte. Era partito dall’idea di un ordigno per osservazioni interplanetarie, e sta già pensando seriamente di farne un “aerotorpedo” per lancio di siluri e bombe. La gente sostiene che, di questo passo, Bonicioli scienziato Giorgio arriverà evidentemente a costruire il primo razzo per la Luna.

 

Articolo di Neera Ferreri da “Oggi” n. 12 del 20/3/1958