CRONACHE DA UN ALTRO MONDO

Fatti, curiosita', misteri dagli anni '50

Un assassino in liberta'?

Pratica numero 30 di immigrazione, ufficio anagrafico del Comune di Castiglione delle Stiviere (Mantova), Scarabelli Pietro fu Enrico e di Reposi Rosa, nato a Santa Maria della Versa (Pavia) il 25 gennaio 1893.

Un fascicolo che reca questa intestazione si trova, da qualche tempo, "in evidenza" nell'ufficio del ragionier Mocci, capufficio dell'anagrafe del comune di Castiglione delle Stiviere. E' una pratica che si ingrossa di giorno in giorno, una pratica che è stata comunicata al ministero di grazia e giustizia, che ha provocato l'invio di un magistrato inquirente da Roma. Il rag. Mocci la segue personalmente e la scoperta clamorosa l'ha fatta, in sostanza, lui.

Nel 1923 a Canevino, in provincia di Pavia, viene trovata strangolata e violentata una bambina di tre anni, Felicina Paggi. In brevissimo tempo l'assassino è arrestato, tradotto davanti al tribunale: i giudici, sulla perizia psichiatrica, riconoscono la sua totale incapacità di intendere e di volere, il suo stato di follia. Lo prosciolgono dall'accusa e lo condannano - come pazzo - all'internamento nel manicomio criminale. L'uomo che ha ucciso ha il nome di Pietro Scarabelli, viene spedito a Voghera e rinchiuso.

Ed ecco che nel 1949 entra in funzione il nuovo ospedale psichiatrico di Castiglione delle Stiviere, dedicato per gran parte ad ospitare i criminali e allo studio delle turbe mentali dei delinquenti; gli altri manicomi delle zone vicine, superaffollati, ricevono l'ordine di trasferire parte dei ricoverati al nuovo istituto mantovano. Tra i pazzi che lasciano Voghera figura anche l'assassino di Felicina Paggi, l'uomo che porta il nome di Pietro Scarabelli. Sono passati ventisei anni dal delitto, il folle non ha mai avuto un momento di lucidità: al contrario è andato sempre peggiorando. E' un uomo, ormai, sulla cinquantina, dallo sguardo spento, dalla vita puramente vegetativa, innocuo ma incosciente: a Castiglione lo assegnano comunque alla sezione criminale ed anagraficamente lo iscrivono, come vuole la legge, nell'elenco della popolazione temporanea.

Nel 1951, infine, giunge per lui il decreto di proscioglimento; per la giustizia egli ha scontato una pena sufficiente e proporzionale al delitto commesso e, se fosse guarito, potrebbe essere libero. Ma Pietro Scarabelli non è guarito, le sue condizioni sono sempre immutate, e allora viene trasferito dalla sezione criminale a quella civile, pur restando sempre ricoverato nel manicomio di Castiglione.

Si arriva al 1952. Una disposizione di legge stabilisce che i pazzi civili debbono essere iscritti nell'elenco della popolazione permanente del comune presso il quali si trovano. Il rag. Mocci esamina la pratica e scrive a Canevino per ottenere la cancellazione dello Scarabelli dall'anagrafe di quel paese. La lettera parte il 29 novembre del 1952: poco dopo arriva la stupefacente risposta.

Da Canevino avvertono che in frazione Morzone risulta vivente, coniugato con tre figli ed incensurato, un Pietro Scarabelli fu Enrico e di Reposi Rosa, nato a Santa Maria della Versa il 25 gennaio del 1893, di professione mezzadro.

Il funzionario dell'anagrafe di Castiglione delle Stiviere si reca all'ospedale psichiatrico ad esaminare il fascicolo di Scarabelli. Da tutti gli atti di cui si è in possesso (processo, sentenza, visite mediche, controlli sanitari, trasferimenti eccetera) risulta senz'ombra di dubbio che il pazzo è Pietro.  Mocci scrive nuovamente a Canevino, espone la situazione: gli rispondono che mai Pietro Scarabelli è stato cancellato dai registri anagrafici (come avrebbe dovuto avvenire quando l'uomo era stato assunto in forza dal manicomio di Voghera). Pertanto Pietro Scarabelli è vivo, vegeto, sano di mente e lavora la terra: ha sposato Tranquilla Schiavi, ha tre figli: il comune di Castiglione cerchi altrove chi è il pazzo da trent'anni detenuto in ospedale psichiatrico come assassino di Felicina Paggi.

Il rag. Mocci si sente girare la testa. Chiede un colloquio al direttore del manicomio di Castiglione, lo mette al corrente del misterioso fatto: il direttore scrive al Ministero di Grazia e Giustizia e giunge da Roma alla procura di Mantova un giudice istruttore. Comincia l'inchiesta. Cominciano le prime indagini: la realtà è la seguente: oggi, in Italia, esistono due Pietro Scarabelli, fu Enrico e di Reposi Rosa, entrambi nati a Santa Maria della Versa il 25 gennaio del 1893, uno dei quali mezzadro a Canevino e sposato con prole, l'altro da trent'anni rinchiuso in un manicomio criminale, ufficialmente pazzo ed attualmente iscritto nei registri della popolazione permanente di Castiglione delle Stiviere.

Chi è il pazzo di Castiglione? Escluso che si tratti di Pietro Scarabelli, si possono avanzare diverse ipotesi. Bisogna tornare al 1923, al tempo del primo dopoguerra, del primo fascismo nel Pavese, in quelle ore difficili e confuse. Viene trovata assassinata Felicina Paggi: l'assassino sa che c'è in paese, venuto da chi sa dove, sprovvisto di documenti, incapace di esprimersi logicamente, un povero folle. Abilmente fa ricadere su di lui i sospetti del delitto; abilmente fa sapere che si chiama Pietro Scarabelli. Ad un certo punto - pensa l'assassino - salterà fuori che Pietro Scarabelli è un altro che non ha nulla a che fare col delitto: allora rilasceranno anche il matto, non capiranno più nulla, le indagini si faranno difficilissime. Per una serie straordinaria di coincidenze, invece, nessuno si accorge che le generalità del folle accusato di assassinio sono false. Può darsi che, dopo l'arresto, sia stato chiesto a Santa Maria se esisteva in quel comune un uomo di nome Pietro Scarabelli, che sia stato risposto di sì, che si sia aggiunto che dovrebbe essersi trasferito da poco a Canevino; ecco allora che i dati coincidono, che il matto è Scarabelli, che la giustizia comincia il suo corso. Il pazzo viene condannato: ma quando il manicomio di Voghera chiede a Canevino di cancellarlo dalla residenza, Canevino non lo fa, o le pratiche vanno perdute.

Le coincidenze, le fatalità sono all'ordine del giorno in questo oscuro mistero; e allorchè Castiglione invita Canevino a cancellare definitivamente Pietro Scarabelli, Canevino si rifiuta (mutati dopo tanti anni amministratori ed impiegati) perchè Pietro Scarabelli è lì, non si è mai mosso, non è il suo comune ad avere sbagliato.

Questa ipotesi è la più probabile.

Se le cose sono andate così, le conseguenze sono che un innocente è rimasto per trent'anni in manicomio a scontare una colpa che non ha commesso; che il nome di un galantuomo è stato per trent'anni (per la legge) quello di un criminale; che in Italia, forse, c'è stato un assassino libero per trent'anni.

 

(articolo di Silvio Bertoldi da "Oggi" del 1953)