CRONACHE DA UN ALTRO MONDO

Fatti, curiosita', misteri dagli anni '50

Reclusa in casa
per far dispetto al padre

A Lusignan, borgata del dipartimento della Vienne nel sud della Francia, a circa quattrocento chilometri da Parigi, una domenica dell’agosto 1953 un doppio colpo di fucile da caccia interruppe la tradizionale passeggiata della gente del paese.


Fernand Delavault, detto le père Fernand, pose così fine a tutte le dicerie che ormai da qualche tempo circolavano con insistenza nel paese. Rimasto vedovo fin dal 1940, aveva tre figli: Madeleine di trentatré anni, Thérèse di ventotto e André che da poco tempo era tornato da militare. Delle due sorelle Madeleine era indubbiamente la più bella, almeno così veniva ricordata a Lusignan, essendo invisibile ormai da quattro anni. Come e perché soltanto ai primi di luglio di quell’anno ci si fosse accorti della sua “sparizione” è uno di quei misteri propri della vita di provincia e di quella francese in modo particolare.


Certo, a fornire una spiegazione ufficiale dell’assenza di Madeleine in casa Delavault c’era la versione di Thérèse la quale, tutte le volte che veniva interrogata a questo proposito, rispondeva: “Mia sorella è a Parigi”. Le supposizioni che, al principio dell’estate, si erano cominciate a fare intorno alla sorte di Madeleine fra gli avventori del caffè Le Chapeau Rouge furono le più disparate. La tesi che raccolse i maggiori consensi fu che la ragazza vivesse sequestrata dal padre in casa: non mancavano tuttavia i pessimisti che parlavano di lei come un trapassata.


“Se ci si decidesse”, sostenevano i pessimisti, “a voler andare fino in fondo a quella cosa, ci si troverebbe in presenza di un cadavere o addirittura di uno scheletro”.


Queste voci, queste supposizioni che si facevano sempre più insistenti, finirono per turbare l’animo del sindaco Bruneteau, forse anche per la sua qualità di commissario di pubblica sicurezza a riposo. L’amicizia che in altri tempi aveva legato Bruneteau al père Delavault lo lasciò a lungo indeciso. Si consultò con il brigadiere dei gendarmi, e dallo scambio di vedute dei due uomini uscì una decisione che salvava la forma e nel contempo arrivava diritto allo scopo. Dalla casa comunale di Lusignan fu spedito il messo latore di un “avviso” con il quale si invitava mademoiselle Madeleine Delavault, secondo la formula consueta a presentarsi in municipio per l’ora tale del giorno talaltro, “per comunicazioni che la riguardavano”.


La decisione, risaputa, fece trattenere il respiro ai clienti del Chapeau Rouge. Se Madeleine Delavault avesse risposto a quella convocazione ufficiale avrebbe dovuto necessariamente passare per Rue Nationale dove si trovava il locale. Ma l’attesa fu vana: Madeleine non si fece vedere ed in sua vece si presentò Thérèse che, ricevuta personalmente da Bruneteau, diede quella risposta che ormai a Lusignan tutti conoscevano: “Mia sorella è a Parigi”. Non ci fu modo di cavarne altro. Restava quindi un’unica soluzione, quella che Bruneteau aveva fin dal primo momento temuto: un sopralluogo nell’abitazione stessa del vecchio Fernand. E questo significava per il sindaco di Lusignan, come per tutti gli altri antichi amici di Delavault, trovarsi di fronte a un uomo che di punto in bianco aveva rotto ogni rapporto con la società.


Se intorno alla casa Delavault si respirava l’aria del dramma, il punto di partenza andava ricercato nel brusco mutamento prodotto nei membri della famiglia dalla morte di madame Delavault, avvenuta verso la fine del 1940. Tutti a Lusignan erano d’accordo nel ricordarla come un angelo di bontà. Alla sua presenza, in casa, si doveva se la famiglia era considerata tra le prime del paese. Père Fernand, all’epoca della morte della moglie, aveva già sessantaquattro anni, conduceva la vita di un gentiluomo di campagna. Le sue terre gli davano un buon reddito. Con una moglie che era di vent’anni più giovane di lui, con i figli che gli crescevano intorno, Delavault poteva dirsi un uomo felice. A quel tempo anche lui si recava, di quando in quando, al Chapeau Rouge a fare quattro chiacchiere. Casa Delavault era aperta a tutti. Poi madame Delavault si ammalò e qualunque sforzo fatto per salvarla riuscì inutile.


Fernand Delavault perdette l’aria di gentiluomo campagnolo ed evitò di mostrarsi in paese. Quando i bambini che andavano a far legna sulle rive della Vonne lo incontravano, con il fucile a tracolla, lo sguardo truce e una penna di fagiano piantata sul cappellaccio stinto, abbandonavano precipitosamente il loro fardello e scappavano.


Nessuno, dal giorno della morte della signora Delavault, entrò più nella casa, chiusa a tutti, ormai, ostile. Le imposte delle finestre rimanevano costantemente serrate: chi passava davanti aveva l’impressione che si trattasse di una casa disabitata. Madeleine e Thérèse, che avevano terminato gli studi in un collegio di suore a Poitiers, furono viste in paese solo alla messa della domenica. Madeleine era, come si è detto, la più attraente delle due: subito dopo la fine della guerra si parlò di un suo possibile matrimonio con Marc D., figlio di un ricco possidente dei dintorni, ma al principio del 1946 si seppe che il giovane era partito. L’accoglienza ricevuta dal père Fernand il giorno in cui per la prima volta aveva osato presentarsi a casa Delavault, aveva fatto perdere a Marc D. ogni speranza di sposare Madeleine. Non ci furono altri pretendenti.


A ventinove anni Madeleine era già considerata una zitella e ne aveva, del resto, assunto l’aspetto. Fu questa l’ultima immagine che gli abitanti di Lusignan ebbero di lei prima della sua sparizione.


Ora si trattava di vederci chiaro: il brigadiere Ferdonnet si presentò a casa Delavault munito di un mandato di perquisizione. Père Fernand non fece commenti, non si oppose né si scomodò ad accompagnare nella loro visita i rappresentanti della legge: lasciò questo compito alla figlia minore. Al piano terreno la perquisizione non diede risultati. Il sindaco Bruneteau, che seguiva i gendarmi, si stupiva che tutto, fin nei minimi particolari, fosse rimasto come “ai tempi di madame”. Dappertutto una pulizia scrupolosa. “Con tutto ciò si aveva l’impressione”, ebbe a dire in seguito, “che in quella casa vivessero delle ombre”.


Infatti, quando fu aperta la porta di una stanza del primo piano, i visitatori si trovarono di fronte a Madeleine e la loro prima impressione fu di vedere qualcuno che da lungo tempo non avesse più alcun rapporto con il mondo dei vivi. La penombra forse suggeriva questa suggestione, ma anche quando, spalancate quelle finestre che per tre anni erano rimaste chiuse, la luce entrò nella stanza, la figura di Madeleine continuò a rassomigliare più che mai a quella di un fantasma. Non che fosse deperita, tutt’altro, né invecchiata. Alle domande che le vennero rivolte ella rispose con estrema precisione; solo, la sua voce si udiva appena. “La mia reclusione era volontaria”, disse. “Mia sorella mi ha nutrito di nascosto ogni giorno. Mio padre credeva che io fossi partita per Parigi”.


Queste furono le dichiarazioni di Madeleine. Ella non volle dare alcuna spiegazione sulle ragioni che l’avevano spinta a vivere in clausura per tutto quel tempo. Fu sottoposta ad un esame psichiatrico e risultò perfettamente sana di mente. Non si poté trarre altra conclusione dal suo comportamento, se non che la ragazza intendesse semplicemente “far dispetto a suo padre”. Vendicarsi di quel vecchio che non aveva esitato a sacrificare la sua giovinezza per vivere all’ombra dei propri ricordi.


Se questo era il suo scopo, Madeleine Delavault lo raggiunse pienamente. Père Fernand si uccise, come si è detto, sparandosi alla tempia col suo fucile da caccia, nel tardo pomeriggio di quella domenica di luglio.


Articolo di Enrico Roda da "Oggi" 1953