CRONACHE DA UN ALTRO MONDO

Fatti, curiosita', misteri dagli anni '50

Aveva previsto la propria fine

I gendarmi di Noailles giunsero alla villa Au Foyer Fleuri a notte alta. André Freisnes, che era corso ad avvertirli, li accompagnava. Tutte le luci della casa erano accese, una radio, sintonizzata su una stazione che a mezzanotte aveva esaurito il suo programma, emetteva un sommesso gracidio. Il cadavere della vedova Poinsot era steso a faccia all’aria, sotto l’arco della porta tra la sala da pranzo e la cucina. Un libro di scienze occulte, La magia dei numeri, era aperto sul tavolo di cucina presso due bottiglie di rhum vuote.


La vedova Poinsot era morta come aveva previsto: assassinata. Non si era sbagliata neppure sul giorno della sua morte, un venerdì. Il fatto più strabiliante è che aveva persino, più volte, detto a quanti conosceva chi sarebbe stato il suo assassino: André Freisnes.


Poche ore dopo il sopralluogo, infatti, questo contadino di trent’anni confessava ai gendarmi di essere stato lui a dare uno spintone alla vecchia, che aveva battuto la nuca contro lo spigolo di un mobile. La vedova Poinsot, disse, lo aveva fatto bere. Era ubriaca più di lui e lo aveva insultato. Freisnes non si era più controllato.


Questo è stata nel febbraio 1955, nel piccolo villaggio di Fayel a quattro chilometri da Noailles, la strana fine di una “strega”, vittima del suo oroscopo.


C’era stato un tempo, ormai lontano, in cui Suzanne de Nerville, vedova Poinsot, che tutti nel villaggio chiamavano “la strega di Fayel”, era stata una graziosa donna bionda e aveva conosciuto la felicità, la ricchezza, l’amore, le gioie e i dolori di tutti gli esseri umani.


Si era sposata una prima volta alla vigilia dello scoppio della prima guerra mondiale e aveva perduto il marito al fronte. Poi era diventata la moglie di Charles Poinsot, un noto giornalista, autore di vari libri, e si era stabilita con lui a Parigi.


Ma un giorno un editore chiese a Charles Poinsot di compilare un’antologia di occultismo. Di questa materia egli non aveva competenza, tuttavia l’offerta era allettante, le possibilità di guadagno erano assai promettenti.


Lo scrittore si immerse nello studio delle scienze occulte, lesse volumi su volumi, si fece presto una cultura in fatto di magia.

La sua antologia venne pubblicata e fu un successo editoriale, si iniziò uno scambio di corrispondenza tra lui e numerosi appassionati di astrologia, poi qualcuno di costoro lo invogliò ad aprire un gabinetto di occultismo e Poinsot trovò l’idea eccellente. La clientela divenne così vasta e così assidua che il mago Mafeo (questo era il nome che aveva scelto) ritenne più profittevole ai suoi affari stabilirsi in una località appartata, ad una cinquantina di chilometri da Parigi, dove personaggi in vista potessero recarsi a consultarlo senza dare nell’occhio.


Quando Suzanne Poinsot e il marito presero possesso della villa Au Foyer Fleuri di Fayel, la giovane donna non si era ancora “contagiata” di occultismo: di questa scienza misteriosa, anzi, aveva orrore. Ma amava Charles Poinsot e voleva esserne la collaboratrice.


La trasformazione si compì in lei lentamente e inesorabilmente. Inesperta di una materia così tenebrosa che credeva di poter dominare, Suzanne venne sopraffatta da quell’aldilà nel quale aveva osato di penetrare. Le pratiche divinatorie assorbirono tutto il suo interesse, cominciò a trascurare la casa, a disinteressarsi dalla realtà, a vestire in modo strambo.

Un giorno, nelle carte, Suzanne Poinsot volle leggere il suo proprio destino: fu il primo passo verso gli abissi della follia.
Che cosa le predicevano le carte? Un essere caro le sarebbe morto presto. Lei, a sua volta, sarebbe morta assassinata.
Una persona equilibrata avrebbe reagito, non si sarebbe lasciata vincere dall’angoscia e dall’inquietudine, Suzanne invece fu atterrita dall’oscura predizione, si convinse che contro il destino non ci fosse nulla da fare.


Nel 1954, all’età di 81 anni, Charles Poinsot, il “Mago Mafeo”, morì. Alla vedova questa morte apparve come una conferma della sinistra profezia. Sola nell’antro del mago, debole di mente, avanzata in età, la vedova Poinsot divenne la strega che aveva paura delle sue stregonerie. A chiunque leggesse il destino prediceva sventure, tanto che la clientela si diradò rapidamente. Nessuno si recò più a consultarla, anche la gente del villaggio cominciò ad evitarla.

La vecchia fu vinta dalla mania di persecuzione: tutti le volevano male, tutti le erano nemici. Certamente si progettava di assassinarla. Si comperò un revolver per difendersi, cominciò a tempestare di telefonate la gendarmeria di Noailles, chiedendo protezione. Si aggirava di notte nel giardino, sparando nel buio contro assalitori immaginari. Beveva, si ubriacava, poi interrogava le carte e non vi leggeva che una risposta: “Morrai assassinata, un venerdì”.


André Freisnes, un bracciante che abitava all’altro capo del villaggio, uomo semplice e innocuo, era il solo che avesse pena di quella vecchia pazza, che accettasse di tenerle compagnia qualche sera, quando la vedova Poinsot era un po’ più calma. La donna, più volte, lo aveva invitato a bere un bicchiere da lei. Una sera aveva voluto leggergli il destino e gli aveva predetto: “Finirai in prigione, dopo aver commesso un assassinio”.

Inconsapevolmente, con la sua logica inesorabile di vecchia folle, la vedova Poinsot preparava con le sue stesse mani il compimento del suo tragico destino.


La sua angoscia giunse a tal punto che, convinta di non poter sfuggire al destino, ella decise di far coincidere la realtà con le sue allucinazioni di vittima predestinata.


Venerdì 25 febbraio 1955, verso sera, attese che Freisnes di ritorno dai campi passasse davanti alla villa e lo invitò ad entrare. Gli offrì da bere, gli versò un bicchiere dopo l’altro. Freisnes non ricorda bene quello che è accaduto. Ricorda solo che la vecchia lo ha provocato, coprendolo di maledizioni, facendo misteriosi esorcismi, suggestionandolo con un ossessionante ritornello: “Tu mi ucciderai!”


André Freisnes, sconvolto dall’alcool, ha tentato di sottrarsi al maleficio, di liberarsi, di uscire all’aperto. Ma la vecchia gli sbarrava il passo, ed egli le ha dato una spinta, la spinta fatale.
Suzanne Poinsot “voleva” essere uccisa e c’è riuscita. Come il personaggio di un racconto di Poe.

 

(Articolo di Giacomo Maugeri da “Oggi” nr. 11 del 17/3/1955)