CRONACHE DA UN ALTRO MONDO

Fatti, curiosita', misteri dagli anni '50

La figlia di due madri

Siamo a Merano, nel 1947. Una graziosa ragazza di 24 anni, Annamaria Willheim, si trova nella bella città altoatesina per un periodo di vacanza quando conosce Guido Nastrucci, un giovane romano che si è recato lì per distrarsi dalle disgrazie che gli sono capitate recentemente: sua moglie è morta dando alla luce un bambino che è sopravvissuto soltanto per poche ore. Guido è caduto in una forte depressione dalla quale sta lentamente risollevandosi.

Annamaria e Guido fanno amicizia e tra loro nasce un sentimento che si consolida sempre più: dopo pochi mesi si sposano e Annamaria si trasferisce ad Ostia, dove Guido vive.

Tutto va bene: i due sposi si amano, Guido ha un buon lavoro come funzionario di una compagnia aerea, Annamaria si occupa della casa. E' innamoratissima di suo marito e si considera investita di una missione: dargli al più presto un figlio, e difatti dopo pochi mesi si accorge di aspettare un bambino. Guido è al settimo cielo, purtroppo un aborto spontaneo interrompe la gravidanza e l'uomo ripiomba nella sua depressione.

Annamaria non demorde, poco tempo dopo inizia un'altra gravidanza che disgraziatamente va male come la prima.

Guido è sempre più cupo, si considera quasi maledetto dal destino. La povera Annamaria, in questa situazione, comincia a temere che, senza figli, suo marito possa lasciarla o commettere un atto disperato: l'annuncio di una terza gravidanza è perciò visto da lei come un'ancora di salvezza.

Si prepara all'evento con scrupolo: ogni mese si reca a Roma nello studio di un famoso ostetrico che la controlla, constatando che la gravidanza prosegue senza intoppi.

Purtroppo però era destino che Annamaria non potesse raggiungere la meta: verso il settimo mese di gravidanza, mentre si trova al mercato, improvvisamente si sente male, viene portata in casa di una levatrice che abita poco lontano dove da' alla luce un bambino appena vitale, che muore pochi minuti dopo.

Per Annamaria è un crollo: non solo ha perso il bambino, ma non osa immaginare cosa succederà quando Guido, che si trova fuori Roma per lavoro, tornerà a casa e lei dovrà raccontargli l'accaduto. Decide quindi di far finta di niente: si imbottisce ben bene e quando il marito torna lo accoglie con la consueta tranquillità. L'uomo non si accorge di niente, d'altronde appena Annamaria era rimasta incinta avevano, su consiglio del medico, sospeso i loro rapporti coniugali.

La fine della gravidanza si avvicina: che fare? Annamaria si rivolge al parroco, chiedendogli se conosce qualche famiglia povera disposta ad affidarle il proprio neonato; il sacerdote, lì per lì, nega, poi davanti all'insistenza della donna si ricorda che, in un paese vicino, c'è la numerosa famiglia Tosin a cui da poco è nata una bambina (l'ottava!); il capofamiglia è disoccupato e vivono nella miseria.

Annamaria, accompagnata dal parroco, corre a casa Tosin. Dapprima le viene opposto un netto rifiuto, poi davanti alle sue insistenze i Tosin acconsentono ad affidarle la piccola Maria Dina, di quasi due mesi. Mettono però delle condizioni precise: ogni settimana Annamaria dovrà portare in visita Maria Dina dalla sua famiglia, la madre avrà il diritto di capitare in casa sua ogni volta che vorrà per verificare le condizioni della piccola, potranno riprendersela quando ritengano opportuno.

Annamaria promette qualsiasi cosa e finalmente può prendere con sè la bimba e portarsela a casa. Guido, tornando dal lavoro, trova la moglie a letto con la bambina in braccio. Annamaria piena di giubilo gli racconta una strana storia in cui si mescolano realtà e fantasia.

Si trovava al mercato quando si era sentita male ed era stata trasportata in casa di una levatrice (tale e quale il fatto di due mesi prima). Lì era nata la bambina: con un taxi poi Annamaria era tornata a casa. Non ricordava nè il nome della levatrice, nè l'indirizzo.

Guido è sopraffatto dalla felicità e non nota le stranezze del racconto. Chiama l'ostetrico che ha seguito Annamaria fino a due mesi prima perchè faccia la constatazione della nascita, necessaria per la denuncia allo stato civile: il medico rimane meravigliato dalla floridezza della neonata (che aveva, ricordiamo, quasi due mesi) ma è lontano dall'immaginare l'intrigo e compila la dichiarazione senza problemi; Guido quindi registra all'anagrafe la bambina col nome di Marina.

Ora si tratta di battezzarla: il problema è che Maria Dina aveva già avuto il battesimo. La fervida mente di Annamaria aggira anche questo ostacolo: si reca dal parroco e gli chiede, da parte di una sua immaginaria cugina, il nulla-osta per battezzare la figlia di quest'ultima presso un Santuario dei dintorni. Il sacerdote, dimostrando una buona dose d'ingenuità, glielo concede, e Maria Dina Tosin diventa anche per la Chiesa Marina Nastrucci.

Tutto sistemato.

Passa qualche mese di (relativa) serenità. Guido adora la bambina che cresce sana e robusta; Annamaria, dal canto suo, sarebbe felice se non fosse per quei noiosi Tosin che reclamano quanto promesso punto per punto.  Era stato facile promettere mari e monti, ora le continue visite e l'ingerenza dei Tosin nella sua vita cominciano a pesarle sempre di più.

La compagnia aerea nella quale Guido lavora lo trasferisce dagli uffici di  Fiumicino alla sede di Roma, e la famigliola trasloca nella capitale: per l'ingenua Annamaria è l'occasione buona per togliersi di torno i Tosin, ai quali non comunica il suo nuovo indirizzo. Ma loro non sono stupidi, e ben presto riescono a saperlo: si presentano così a casa di Annamaria e portano via la bambina come rappresaglia verso la rottura dei patti "contrattuali".

Annamaria è disperata: che dirà a Guido? Quando lui torna a casa dal lavoro la trova sconvolta: tra lacrime e singhiozzi gli racconta che, mentre si trovava a Villa Borghese con Marina nel passeggino, due zingare le si erano avvicinate col pretesto di leggerle la mano. Mentre una la distraeva l'altra le aveva sottratto la bambina, scappando via a gambe levate. Forse Annamaria pensava che Guido si sarebbe accontentato di questa spiegazione, ma ovviamente il marito la pensa diversamente e si rivolge immediatamente ai Carabinieri.

Annamaria viene interrogata ed iniziano le ricerche in grande stile presso tutti i campi nomadi della Capitale, il fatto finisce sui giornali tra l'indignazione dell'opinione pubblica. La donna si sente sopraffatta da avvenimenti più grandi di lei, cade più volte in contraddizione, finalmente non ne può più e crolla raccontando quello che è successo veramente. Viene fermata per procurato allarme e simulazione di reato: Guido è costernato, il mondo gli è crollato addosso. L'amore per la moglie ha però il sopravvento e la perdona, andando a prenderla personalmente nel Commissariato dove era stata rinchiusa in guardina per ricondurla a casa, del resto forse si rende conto che se Annamaria è arrivata a questo punto è anche un po' colpa sua.

La famiglia Tosin non subisce conseguenze per l'affidamento della bambina ai Nastrucci, in quanto non viene provato che ciò sia avvenuto dietro compenso: viene invece aperta un'inchiesta a carico della levatrice dove Annamaria aveva partorito, che è accusata di sottrazione di cadavere. Non si sa come sia andata a finire.

La permanenza a Roma è però ormai insopportabile per Guido e Annamaria: l'uomo ottiene dalla compagnia aerea il trasferimento in Kenya dove i due si trasferiscono un paio di mesi dopo i fatti.