CRONACHE DA UN ALTRO MONDO

Fatti, curiosita', misteri dagli anni '50

Israele sul Gargano

San Nicandro Garganico è un grosso paese collinare, a una quarantina di chilometri da Foggia, situato in posizione amenissima, coronato di vigneti, di mandorli e fichi d'India. Allorchè le armate alleate che salivano da sud ebbero occupata tutta la regione del Gargano, il dottor Urbach, rabbino militare, ebbe la sorpresa di trovare in questo borgo un nuovo "Regno d'Israele" in miniatura, con tanto di profeti e profetesse e con un capo regolarmente riconosciuto, di nome Donato Manduzio, autonominatosi "Levi-Maestro" e soprannominato in paese Cacabba.

Levi-Maestro mandò a dire al rabbino che sarebbe stato ben lieto di riceverlo, all'ombra di un fico, nel giardino di casa sua. Il dottor Urbach andò, pieno di curiosità, al biblico convegno, e fu ricevuto da Levi-Maestro al canto di inni sacri che, pur esaltando il Dio d'Israele, il Dio degli eserciti, la Rocca dei mondi, nulla avevano a che fare con gli antichi canti biblici, e solo dopo aver ricevute le opportune spiegazioni riuscì a raccapezzare qualcosa in tutta quella misteriosa faccenda.

Nell'anno del Signore 1915 Donato Manduzio Levi-Maestro detto Cacabba si chiamava soltanto Donato Manduzio e non si firmava ancora D.M.L.M. come fece più tardi, per il semplice motivo che a quel tempo non sapeva ancora nè leggere nè scrivere. Partito in guerra nel 1915, Donato Manduzio era stato ferito gravemente alle gambe e, durante la convalescenza aveva imparato a leggere grazie agli insegnamenti, piuttosto rudimentali, di una bambina di seconda elementare, figlia di contadini veneti che lo avevano ospitato. Tornato a casa invalido, Donato si mise  a leggere tutto ciò che gli capitava con le mani e in breve tempo l'alfabeto non ebbe più misteri per lui. I Reali di Francia apersero nuovi orizzonti al suo spirito ed egli divenne, dopo il parroco, il saggio del paese.

Nel 1930 giunse a San Nicandro un pastore pentecostale, certo Nazario, che andava cercando proseliti in terra di Puglia e distribuiva Bibbie a destra e a sinistra. Una di queste Bibbie capitò in mano di Donato, il quale, preso da strani presagi, si immerse nella lettura del libro sacro, dalla Genesi all'Apocalisse.

Così, a poco a poco, credendo che gli ebrei di cui parlava l'Antico Testamento fossero ormai scomparsi dalla faccia della terra, cominciò ad adottare le norme bibliche e proclamò: "D'ora in poi gli ebrei siamo noi".

In breve tutti i suoi vicini di casa, i suoi amici e discepoli, ciabattini e spaccapietre in maggioranza, si convertirono al neo-ebraismo di Donato, o meglio al "manduzianesimo", e si misero ad applicare con mistico fervore la liturgia proclamata da Donato.

In seguito Donato ebbe una nuova "visione": udì una voce che lo chiamava: "Levi, Levi" e invano obiettò di chiamarsi Donato: "D'ora in poi ti chiamerai Levi", insistè la voce angelica, e Donato dovette arrendersi al comando. Di conseguenza anche gli altri neofiti assunsero nuovi nomi di origine ebraica e battezzarono con nomi biblici i loro figli.

Il prestigio di Donato Levi-Maestro fu accresciuto da una "visione" che uno dei suoi seguaci ebbe di lì a poco: il neofita Zimateo sognò di Manduzio che se ne stava a guardia del Paradiso con una campanella al collo, simile a quella delle pecore. In breve, tutti gli altri adepti, tra cui le donne risultavano in grande maggioranza, ebbero visioni straordinarie per cui Ciccillo Cerone, calzolaio, rinnovò i fasti e il nome di Abramo, Angelo Marochella, spaccapietre, reincarnò in sé lo spirito di Mardocheo,  Concettina, moglie dello spazzino comunale e capo del movimento femminile neo-ebraico, fu la nuova Deborah; nella stessa stanza in cui era alloggiato, con tutti i membri della famiglia, anche il cavallo adibito alla nettezza urbana, Concettina-Deborah cantava, alle donne raccolte all'intorno, inni sacri di sua composizione e recitava le "poesie" dettate da Manduzio-Levi-Maestro durante le sue "visioni" che ormai si succedevano a ritmo continuo.

Le cose stavano a questo punto quando capitò in paese un ebreo di Roma, piccolo venditore ambulante di stringhe, forcine e specchietti. Lo stupore dei neo-ebrei nell'apprendere che al mondo esistevano ancora ebrei autentici, fu indicibile.

Donato-Levi-Maestro, che aveva inutilmente sognato per tanto tempo di poter fare circoncidere se stesso e la sua gente, scrisse alla Comunità Ebraica di Roma per chiedere istruzioni, ma il rabbino di allora, il dottor Angelo Sacerdoti, credette che si trattasse di uno scherzo; fu solo dopo la terza appassionata sollecitazione di Manduzio che rispose, tenendosi prudentemente sulle generali.

La corrispondenza, sempre generica, con la Comunità israelitica di Roma si protrasse fino al 1938, poi con le leggi razziali ogni contatto venne meno e il piccolo "Regno d'Israele", appollaiato sulle colline garganiche, rimase abbandonato a se stesso e alle sue piccole beghe intestine fino all'arrivo degli alleati.

Durante questo periodo di tempo erano nate vere e proprie scissioni in seno alla piccola comunità, perchè Levi-Maestro, come fondatore, pretendeva di imporre la propria liturgia, mentre Ciccillo-Abramo e Angelo-Mardocheo volevano seguire gli usi ebraici di rito.

Ma la vera, grande meta dei neo-ebrei era quella di essere circoncisi, per entrare a far parte della famiglia d'Israele a parità di diritti e doveri. E finalmente, nell'agosto del 1946, ebbe luogo la solenne cerimonia ma, visto che a San Nicandro Garganico non esistevano nè rabbini, nè un tempio, nè la possibilità di osservanza liturgica, i neo-ebrei promisero di abbandonare in massa il loro paese d'origine per andare in cerca di una nuova patria: a poco a poco emigrarono i sette figli di Ciccillo-Abramo, emigrarono le famiglie di Ciro Salvia detto Cuculo, di Costantino-Chaim e di Zimateo. Affascinati dal mito millenario d'Israele partirono cantando verso la Palestina, la Terra Promessa, divenuti più ebrei degli ebrei, pronti a morire per il loro ideale.

Ora  rimane in paese soltanto un'esigua rappresentanza, femminile per lo più, degli antichi seguaci di Manduzio, soprannominati Cacabbiti.

Resta, fedelissima a se stessa, Concettina-Deborah, che continua a comporre inni sacri. Resta per sempre, in vista del natio Adriatico, anche Donato Manduzio Levi-Maestro, detto Cacabba: la morte lo prese prima che egli potesse avere la gioia di essere circonciso. Ma il suo spirito ribelle si manifestò fino all'ultimo, poichè egli volle, contrariamente alla legge ebraica, essere sepolto in un loculo, con indosso un vestito nero preparato apposta e ben diverso dal rituale camicione bianco usato dagli ebrei come abito funebre.

Resta in paese anche la vecchia Manuelita, vedova di Donato Manduzio, fiera e solitaria custode degli inni sacri e delle poesie profetiche composte dal suo straordinario marito, che Concettina-Deborah recita di tanto in tanto, ascoltata da poche donne.

 

Articolo di Flora Antonioni da "Oggi" del 1949