CRONACHE DA UN ALTRO MONDO

Fatti, curiosita', misteri dagli anni '50

TRE CADAVERI PER IL TESORO D'UN FANTASMA

I giornali di tutto il mondo parlarono, la scorsa settimana, dell’impiccagione di due giovani accusati di omicidio. Dei due giustiziati, uno, Russel Pascoe, aveva ventitré anni, l’altro, Dennis Whitty, ventidue.


Pascoe e Whitty, forse, sono stati gli ultimi assassini nella storia inglese a cadere nel mortale trabocchetto della forca. Evento importante, tanto importante che ha spinto in secondo piano i primi capitoli della straordinaria vicenda. E’ una storia presentabile in tre atti, come un vero e proprio dramma: il primo atto narra la vita della vittima, il sessantaquattrenne William Rowe; il secondo, il delitto; il terzo, l’impiccagione del colpevole.


Alziamo il sipario: è l’anno 1889. Nasce William Garfield Rowe, primo figlio di una coppia di condizioni modeste che vive in campagna. Nel 1902 nasce un altro bambino, Joel; nel 1906 un terzo maschio, Stanley, completa la famiglia. I tre ragazzi crescono all’aria aperta, non conoscono, né vogliono conoscere, ciò che accade oltre i confini del podere. La madre è temuta e allo stesso tempo adorata: i ragazzi vedono in lei una creatura onnipotente, sanno che saprà difenderli in ogni crisi, proteggerli in ogni travaglio. Si giunge così al 1917, quando William viene chiamato a compiere il suo dovere di soldato sotto il vessillo della Royal Artillery.


Era la prima volta che William lasciava la madre e i fratelli. Nell’abbracciarli, disse: “Non indosserò mai l’uniforme. Mi rivedrete presto”.


Non passò una settimana che era di nuovo alla fattoria: era fuggito dalla caserma. Il padre e la madre non lo rimproverarono, gli diedero anzi cinquanta sterline (novantamila lire di oggi) e lo spinsero a vagabondare per l’Inghilterra “fino a quando la guerra fosse finita”. William segui il consiglio dei genitori, ma di lì a un mese fu arrestato a Gloucester, condannato a trentasei giorni di carcere e inviato in un penitenziario dell’Isola di Wight.


Il contadinotto si rivelò scaltro e audace: dopo soli dieci giorni, scalati i muri della prigione, raggiunse la terraferma. Era questa la sua seconda diserzione: se catturato, le conseguenze sarebbero state gravissime. Fu così che mamma Rowe decise di nascondere il figlio. La donna radunò la famiglia e fece giurare al marito e ai figli che “mai e per nessun motivo avrebbero rivelato la presenza in casa di William”.


Quando qualcuno chiedeva notizie, la risposta era sempre la medesima: “Poveraccio, è morto in combattimento. Forse gli daranno una medaglia” (anche quest’ultima trovata proveniva dalla fertile mente della signora Rowe). Quando le autorità si mostravano curiose, la risposta era: “Non sappiamo nulla”.


Passarono gli anni: si affievolì e svanì l’interesse della polizia e della gente ma William continuò a rimanere nell’oscurità, nel bozzolo di silenzio filato dai familiari. Scoppiò la seconda guerra mondiale, finì, Rowe ne seguì gli sviluppi fra le ragnatele della sua tana. Nel 1949 morì il vecchio Rowe: William assistette all’inizio delle sue esequie dal finestrino del fienile.


Il vecchio Rowe, ovviamente, non poteva lasciar nulla al primogenito “scomparso” a tutti gli effetti legali. Lasciò tutto (cinquemila sterline) al più giovane, Stanley, il quale con quella somma acquistò un più vasto podere, Nanjarrow Farm in Cornovaglia, dove anche William si trasferì con un carro agricolo: lo “scomparso” era nascosto sotto un mucchio di stracci. Nel ’54 morì Stanley; nel ’56 cessò di vivere la signora Rowe.


William restò solo ma, per una fantastica coincidenza, poche settimane dopo il decesso della signora Rowe la regina concesse l’amnistia ai disertori di tutte le guerre. William si presentò immediatamente alla polizia, dove lo credevano morto: ottenne nuovi documenti e fu rispedito a casa. Era finalmente libero e, per giunta, proprietario di Nanjarrow Farm.


William continuò a vivere in un’unica stanza, la cucina, e ad uscire di casa soltanto alle prime ombre della sera. Continuò pure a non fidarsi di nessuno, banche comprese, così che ad un certo punto dovette decidere che cosa fare del suo discreto gruzzolo: decise di tenere solo banconote da cinque sterline e di nasconderle.


Si apre a questo punto il secondo atto del dramma. Vicino a Nanjarrow Farm vivevano due giovani, Russel Pascoe e Dennis Whitty. Pascoe lavorava di tanto in tanto per William Rowe come bracciante e, dopo qualche tempo, “fiutò” la presenza dei quattrini. Ne parlò all’amico Whitty, un ladruncolo brutale e senza scrupoli. Fu concordato il furto.


La notte del 14 agosto i due entrarono a Nanjarrow Farm, balzarono su Rowe e lo ammazzarono servendosi di una sbarra di ferro e di un coltello. E il bottino? Poca, pochissima cosa: quattro sterline, due orologi, qualche scatola di fiammiferi. Gli assassini non riuscirono a trovare altro. Tornarono al loro rifugio, un vecchio carrozzone, dove li attendevano tre ragazze, cui Pascoe e Whitty ancora insanguinati narrarono la loro impresa. Cinque giorni dopo venivano arrestati dalla polizia e, ai primi di novembre, un tribunale li condannava a morte.


Molte erano le voci che correvano sul “vecchio matto”, come i vicini chiamavano William, ma tutte concordavano nell’affermare che la sua casa era piena di soldi (come abbiamo visto, furono tali voci a influenzare, in gran parte, Pascoe e Whitty); le autorità non avevano mai dato peso alle chiacchiere ma, dopo il crimine, quando la polizia si mise alla ricerca d’indizi, si scoprì che la diceria popolare poggiava su solide basi. E’ una storia quasi incredibile. Uno degli investigatori inviati da Scotland Yard trovò in un cassetto un vecchio libro intitolato Come studiare lo spagnolo. Poco dopo trovò due pagine di quaderno scritte, anch’esse, in spagnolo, e contenenti alcune indicazioni per trovare i quattrini di William Rowe. In breve: nella sua sfiducia verso tutto e tutti, il vecchio misantropo aveva studiato lo spagnolo, nascosto nei posti più impensabili i suoi soldi e annotato su due fogli l’indicazione dei diversi nascondigli. Si era servito di uno speciale codice perché nessuno, oltre a lui, potesse leggere il documento, e senza dubbio aveva fatto un buon lavoro. E’ da agosto che la polizia sta studiando le indicazioni sulla “carta del tesoro”. Alcune le ha decifrate, altre no; circa diecimila sterline furono forse nascoste, cinquemila di sicuro, ma i ricercatori, che hanno chiesto l’aiuto anche di esperti di crittografia, non ne hanno trovato che tremila.


“Avanzare tre passi in avanti dal cancello del porcile, scavare un metro”: queste parole, per esempio, hanno condotto i detective a una cassaforte sepolta e contenente mille sterline.


Nanjarrow Farm è adesso proprietà di Joel Rowe. E’ lui che continuerà a scervellarsi sulla “carta del tesoro”. Comunque, tanto per non sbagliare, ha cominciato a scavare in ogni angolo del podere. “Prima o poi”, brontola, “troverò anche le altre sterline”.

 

Articolo di Alberto Mario Ciriello da “Oggi” nr. 1 del 2 gennaio 1964