CRONACHE DA UN ALTRO MONDO

Fatti, curiosita', misteri dagli anni '50

La verità sulle guarigioni miracolose - 1

Il destino di quasi tutti i professionisti del mistero – si tratti di maghi, di guaritori o di indovini – rassomiglia a quello di certe stelle cinematografiche di seconda categoria che per un attimo rasentano la gloria, si inebriano del successo illusorio e regolarmente sprofondano nel nulla, inviperite e sature di rancore contro l’umanità ingrata.


Oggi parleremo dei guaritori che si ammantano di mistero, che preparano filtri e decotti manipolati in segreto, che eliminano sofferenze e malattie affidandosi al tocco della mano o al fascino del loro sguardo. Tema-dinamite, com’è facile immaginare, e scontiamo già in anticipo le proteste e le sfide non tanto dei guaritori quanto di tutti coloro che giurano di aver recuperato salute e benessere proprio con i procedimenti insoliti e magari avversati dalla medicina ufficiale. Tra questi miracolati c’è tutto un rosario di commendatori, d’illustri uomini politici e perfino di autentici medici che hanno rilasciato testimonianze debitamente firmate.


Come reagisce l’Ordine dei Medici alla crescente invasione dei guaritori più o meno clandestini? In una maniera abbastanza confusa e contraddittoria, da noi e all’estero. Talvolta la scienza ufficiale s’inalbera ed esige il processo penale per esercizio abusivo dell’arte sanitaria, talvolta riesce a spuntarla, ma spesso deve anche capitolare. Pochi mesi fa, a Bologna, la “maga turca” Eugenia Dondi è stata assolta con formula piena, ma esistono anche dei precedenti che si sono conclusi con severe condanne. Ma queste condanne servono davvero? No, assolutamente. Il guaritore condannato accresce il proprio prestigio: agli occhi del pubblico egli passa per vittima calunniata dai medici invidiosi e regolarmente aumenta i suoi introiti. Il difensore ha quasi sempre buon giuoco contro l’accusa e recentemente in un processo a Parigi il grande avvocato Moro-Giafferi ha potuto esclamare: “Vi prego di non chiamare dottore il mio cliente, perché egli guarisce veramente!”


I guaritori appartengono sostanzialmente a due categorie: la prima comprende i ciarlatani intolleranti che sfruttano il potere della suggestione e che sfidano la medicina ufficiale, la seconda comprende gli individui in perfetta buona fede che cercano l’intervento e l’interessamento del medico e che vorrebbero collaborare onestamente. E’ facile capire che si tratta di due psicologie diverse e che i secondi vanno giudicati con un criterio tutto particolare. I primi non possono fare a meno della grancassa pubblicitaria, sono amici dei fotografi e pagano generosamente gli imbonitori, proprio come quelle tali stelline cinematografiche. I secondi lavorano in silenzio e al fotografo preferiscono lo studioso che potrebbe illuminarli e aiutarli.


Ma accanto ai due avversari (il medico e il guaritore) c’è un terzo personaggio importante: il povero malato deluso dalle cure abituali e che naturalmente non si interessa affatto di teorie, di laboratori, di diplomi e di camici bianchi, ma soltanto della guarigione. In fondo è l’unico che è in buona fede e che con ansia e con fiducia attende la scomparsa o l’attenuazione della sofferenza. E’ un personaggio che va sempre rispettato, perché il dolore e la miseria fisica non sono argomenti metafisici ma crude realtà ed è quasi naturale che il malato bussi alla porta di colui che promette il prodigio. Forse rimarrà nuovamente deluso e cercherà un’altra porta, un altro personaggio misterioso. E non potremo condannarlo neppure per questa ostinazione, ma è dovere della scienza di cercare la spiegazione del fenomeno, di gettare un fascio di luce sulla personalità del guaritore, sulle tecniche usate, sui risultati raggiunti e anche sui pericoli tragici che si possono celare dietro tante presunte guarigioni “in barba alla medicina ufficiale”.


Per iniziare l’inchiesta è assolutamente necessario dividere in due gruppi i guaritori: quelli che raccomandano e prescrivono rimedi naturali e quelli che si limitano alla sola cura psichica, abolendo l’uso di ogni sostanza medicamentosa. Per intenderci meglio, chiameremo i primi empirici e i secondi guaritori.


Molte delle frequenti e indiscutibili guarigioni ottenute dagli empirici dipendono da un fatto banale: essi fanno ricorso a determinate sostanze vegetali o minerali che hanno un’autentica azione terapeutica, e tutti sanno che un’infinità di preparati codificati dalla farmacopea ufficiale contengono appunto queste sostanze già note alla cosiddetta medicina popolare. Quando l’empirico suggerisce le pomate, gli infusi, i decotti, noi possiamo presumere che molti di questi preparati contengano principi vegetali e minerali d’indiscussa efficacia. Gli esempi abbondano. I purganti e i depurativi ottenuti con quelle erbe che normalmente compongono molte tisane vendute nelle farmacie sono l’esempio più illustrativo. Gli empirici di tutti i Paesi conoscono le virtù terapeutiche della digitale nelle affezioni cardiache, l’efficacia dell’atropina contenuta nella belladonna, i buoni risultati ottenuti in certe forme di arteriosclerosi con l’aglio o con il ravanello in certe calcolosi biliari.


Talvolta la ricetta sembra strana e ripugnante, come in una prescrizione di brodo di rospo per combattere l’insufficienza cardiaca: ricerche recenti hanno dimostrato che la pelle del rospo contiene una sostanza che agisce sul cuore proprio come la digitale. Gli empirici dell’antica Cina trattavano le malattie della pelle con il decotto di pelle di serpente, e oggi sappiamo che la pelle dei rettili contiene una forte percentuale di zinco, metallo sfruttato da tutti i dermatologi moderni (ossido di zinco).


A proposito di anestetici e stupefacenti è ovvio ricordare che la medicina popolare esotica conosceva da secoli il potere delle foglie di coca o dell’oppio; e se poi vogliamo insistere sui prodigi degli antibiotici, ecco il dottor Claoué che ricorda come gli empirici delle campagne francesi usano da molto tempo le muffe che si formano sul formaggio Roquefort per combattere le piaghe e certe malattie infettive.


Ma nonostante questi punti positivi e di indiscutibile valore, il giudizio scientifico sull’opera dell’empirico non può essere molto lusinghiero. La ragione è semplice: curare significa innanzi tutto porre una diagnosi precisa del processo patologico ed è evidente che l’empirico non possiede le necessarie cognizioni di fisiologia, di anatomia e di clinica per osare tanto. Il risultato è spesso tragico, perché un errore di diagnosi può ispirare una cura del tutto sbagliata. In altri casi il malato perde del tempo prezioso con cure anodine o inutili e si rivolge al medico quando è trascorso il periodo per una terapia efficace: ci riferiamo soprattutto ai malati di tubercolosi e di tumori maligni che esigono sempre, assolutamente sempre, il pronto intervento del medico specializzato.


Come si vede nel caso di guarigioni ottenute dagli empirici, non possiamo mai parlare di risultati miracolosi. L’efficacia del trattamento non si basa soltanto sull’uso corretto di determinate sostanze, ma anche sulla suggestione che aiuta il malato e giova al prestigio dell’empirico. Se diamo al paziente angosciato un comune medicamento, confezionato nella solita scatola, con le solite istruzioni stampate, otterremo quello che è possibile ottenere. Se l’empirico sussurra al malato di cogliere un’erba proprio nella fase di luna crescente o dopo un violento temporale, state pur certi che il risultato sarà diverso.


Noi abbiamo chiesto a quattro medici di diverse specialità di realizzare il seguente modesto esperimento: sospendere la somministrazione ai pazienti dei comuni preparati e offrire poi gli stessi preparati senza etichetta assicurando che si tratta di nuovi medicamenti preparati espressamente per il loro caso personale. Su una casistica di quarantadue malati, tutti hanno dichiarato che il nuovo preparato risultava più efficace. E non c’è medico che non conosca il valore del fattore suggestivo.


Anche il semplice buonsenso può essere il prezioso alleato dell’empirico. A suo tempo si è parlato molto dell’ungherese Grubi che a Parigi suscitò veri deliri di entusiasmo. Ecco la ricetta suggerita a un reumatico: mangiare tre mele, la prima alle sette del mattino sotto l’Arco di Trionfo, la seconda alle sette e venti in piazza della Concordia e la terza alle otto nei Giardini del Trocadero. Inutile dire che questa impegnativa passeggiata mattutina influì magnificamente sul ricambio del soggetto.


Se passiamo ora ai guaritori veri e propri, la faccenda si complica. In linea generale, questi cultori della pura cura con mezzi psichici ricorrono talvolta anche ai rimedi naturali e quindi la distinzione tra guaritori ed empirici è piuttosto difficile da stabilire. Qui ci riferiamo solo al caso del guaritore che si affida al potere suggestivo, che non esamina il malato e che quindi non fa diagnosi e non prescrive ricette. Naturalmente qui la medicina ufficiale non trova il pretesto per intervenire perché il malato non viene neppure toccato: il guaritore si limita alla imposizione delle mani, ai cosiddetti passi magnetici o all’atteggiamento di fissare intensamente il paziente che rimane elettrizzato dal fascino particolare che emana dagli occhi o dalla persona. E il compenso? Il guaritore sa di non poter stabilire tariffe, ma in pratica il malato che ha avuto beneficio trova sempre il modo di ricompensare il guaritore in qualche modo più o meno discreto.


Il primo requisito di ogni professionista del mistero è di creare intorno alla sua persona un alone di fascino. A Herford, in Germania, Il mago Bruno Groening afferma di poter vivere otto giorni con sole tre fragole e questo particolare è più che sufficiente per impressionare le folle che cercano il miracolo: davanti alla casa di Groening furono contati un giorno perfino quattromila malati. Il suo procedimento curativo è strano: egli appare sul balcone, fissa in silenzio la folla degli angosciati e d’un tratto con voce profonda annunzia che “coloro che hanno fede possono ritenersi guariti”. L’entusiasmo esplode: qualcuno urla, proclamandosi liberato dal male, molti svengono, altri si dimenano come ossessi. Quando il mago scende tra la gente, tutti si prosternano al suo passaggio e baciano le pantofole del “divino messaggero”.


Valentin Zeileis ha trasformato il piccolo villaggio austriaco di Gallspach in un immenso sanatorio e ha potenziato a tal punto il bilancio del comune che la popolazione è insorta compatta contro le autorità che tentavano di condurre un’inchiesta sui pretesi miracoli terapeutici del mago. Il suo successo è stato incredibile e la sua attività del tutto eccezionale. In poche ore Zeileis “visita” centinaia di sofferenti: li tocca con una bacchetta impregnata di attinio e di elio e la bacchetta emette strane luci non appena sfiora un organo malato. Anche qui le solite scene di fanatismo e le ripetute dichiarazioni di “grazie” ricevute. I medici insorsero ed è bastato questo intervento ufficiale per aumentare il prestigio del mago.


Anche il caso del muratore tedesco Josef Weissenberg è caratteristico. Egli pure ricorreva alla suggestione, ma pensò che fosse più “misterioso” prescrivere l’uso di un formaggio molle del quale non volle mai svelare la composizione. Il successo ottenuto gli procurò l’appellativo di “divino maestro”.


I maghi che anche da noi suscitano ondate di entusiasmo non si sono discostati molto dai procedimenti classici dei colleghi stranieri, e in realtà la cosa è naturale, perché senza il potere suggestivo l’opera del guaritore si riduce a ben poco. I pazienti affermano di sentire o un curioso brivido di freddo oppure un soffio di calore, qualcuno avverte come una leggera scossa elettrica e quasi tutti (tra quelli pronti a firmare la famosa dichiarazione di guarigione) giurano di essere rimasti colpiti e turbati dalla personalità del mago. L’ultimo particolare è esatto e senza questa impressione tutta la cura si risolverebbe in un bel nulla. Quando il nostro grande Arturo Castiglioni (che è uno dei più illustri storici della medicina) insiste sull’atmosfera d’incantesimo che avvolge l’azione del guaritore, egli mette in rilievo proprio l’essenza del fenomeno.


Ma insomma, le guarigioni esistono o non esistono? Le dichiarazioni sono false o il frutto di un’ingenuità senza limiti? Questa impostazione è inesatta e bisogna dire subito: i guaritori hanno realmente ottenuto dei miglioramenti e delle guarigioni, in certi casi particolari, di malattie o di disturbi, ma è altrettanto importante aggiungere che in queste guarigioni non vi è assolutamente nulla di misterioso. Esistono dei processi morbosi che possono essere liquidati con mezzi psichici e che è anzi controproducente affrontare con le medicine comuni. I guaritori conoscono questa semplice verità e sanno quindi a che tipo di paziente si rivolgono e che tecniche devono usare per raggiungere il risultato. E’ un procedimento assolutamente naturale, ma questo i guaritori non lo confesseranno mai.

 

Articolo di Antonio Miotto da “Oggi” n. 36 del 4/9/1952