CRONACHE DA UN ALTRO MONDO

Fatti, curiosita', misteri dagli anni '50

Non era a Hollywood
ma a Casalpusterlengo

Siamo a Genova, una sera del 1949. Zia e nipote stanno litigando, come accade sempre più spesso.

La ragazza si chiama Marisa Biffignandi, ha 16 anni, è nata a Roma ma ha trascorso tutta l'infanzia a fare la spola  tra la casa dei genitori e quella degli zii; sono due single benestanti, fratello e sorella di suo padre, che l'adorano e vorrebbero tenerla sempre con sè. Per questo si sono offerti di pagarle gli studi e Marisa si è trasferita definitivamente a casa loro.

Marisa però non è per niente contenta di questa soluzione. Da una parte le pesa la vita in casa di due persone anziane, la zia sempre malaticcia e bisognosa di compagnia e di cure, dall'altra si sente messa da parte dalla famiglia ed è gelosa della sorella maggiore Silvana, che secondo lei è la preferita di sua madre.

La ragazza ha cercato varie volte di tornarsene a casa, ma si è scontrata contro l'autorità del padre che l'ha sempre rispedita a Genova dagli zii.

La lite, nata per futili motivi, è violenta e Marisa va a rinchiudersi in camera sua da dove non esce nemmeno per cenare.

La mattina dopo la zia Paola va a svegliare la nipote per mandarla a scuola e rimane inorridita: la stanza è vuota, il letto intatto, mancano i vestiti e la valigia della ragazza: Marisa è scappata.

Parte subito un telegramma per il fratello a Roma, che corre alla stazione: sua figlia non è su nessun treno, nessuno l'ha vista, a Genova non è tornata; stavolta Marisa è fuggita per davvero.

Il fatto viene denunciato ai Carabinieri. Iniziano le indagini, alle quali si interessa anche l'Interpol che indagava in quel periodo su un giro di ragazze irretite e mandate oltremare a prostituirsi: ma non ci sono risultati, Marisa sembra veramente sparita nel nulla.

Passano tre lunghi anni senza notizie.

Un giorno del 1952 la sorella Silvana, sfogliando distrattamente un giornaletto illustrato in cui era incartata della verdura, rimane esterrefatta: c'è la foto di Marisa! E' il fotogramma di un film americano, So Young So Bad (distribuito in Italia col titolo più suggestivo di Belle, Giovani e Perverse), un drammone ambientato in un riformatorio femminile col solito contorno di sorveglianti sadiche, innocenti ragazze imprigionate per errore, rivolte carcerarie... non manca proprio nulla.

Silvana non sa che fare: parlarne in famiglia? Il foglio di giornale è molto malridotto, quindi la ragazza con notevole presenza di spirito non dice niente a nessuno e ordina una copia arretrata alla Casa Editrice. Quando può finalmente vedere la foto in buone condizioni, anche l'ultimo dubbio cade e i genitori vengono informati.

Il film non è più in circolazione a Roma, quindi il padre telefona al fratello a Genova: "Se lì da voi danno ancora Belle, Giovani e Perverse vai a vederlo. Non ti dico altro". Qualche ora dopo arriva la telefonata: "L'ho vista, è Marisa!"

Viene informata la Polizia che organizza una proiezione privata per la famiglia Biffignandi. Silvana non riesce a distinguere la sorella, la madre invece dice di vederla più volte. Chi avrà ragione?
Oltretutto c'è una cosa inquietante: la casa di produzione americana, contattata, fa sapere che il film era stato girato in un vero riformatorio e che, oltre agli attori protagonisti, erano state impiegate come comparse anche delle ragazze lì recluse... un dubbio terribile per i familiari: Marisa è riuscita in qualche modo a fuggire in America e lavora a Hollywood come comparsa, oppure ha compiuto qualche reato ed è rinchiusa in riformatorio?

Si decide di chiedere alla casa di produzione una copia del ruolo paga, per controllare se risulti il nome di Marisa Biffignandi, purtroppo la cosa richiede del tempo e le ricerche registrano una battuta d'arresto.

Intanto, ovviamente, la storia va sui giornali.

Spostiamoci da Roma a Casalpusterlengo, cittadina agricola della Lombardia meridionale, tra Pavia e Cremona. Alcune signore della piccola borghesia locale si sono riunite per giocare a carte a casa di una di loro; una ha portato con sè una rivista dove c'è un articolo che parla di Marisa, corredato di una sua foto. Il discorso cade sul mistero della ragazza romana, ad un tratto una delle signore nota una strana somiglianza della giovane ritratta nella foto con la domestica di una signora che vive nel suo palazzo. Anche le altre notano la fortissima somiglianza: all'unanimità le amiche interrompono il gioco e si recano a casa della signora G.

Questa cade dalle nuvole: sì, la sua domestica si chiama Marisa, è vero, il cognome non lo sa, ma quando è arrivata a casa sua veniva da Milano, non da Roma; inoltre le aveva raccontato di essere orfana di madre, fuggita da casa per sfuggire ai maltrattamenti del padre ubriacone... non può essere la stessa persona, e comunque ora Marisa è uscita col fidanzato.

Sembra impossibile che la signora G. avesse accolto una ragazza in casa sua senza sapere nemmeno chi fosse, neanche il suo cognome... incoscienza o tempi più tranquilli di quelli odierni?

Le signore insistono e ottengono di poter vedere la camera della domestica: sul comò c'è una foto della giovane con dietro la firma: Marisa Biffignandi.

E' proprio lei!

Viene avvertita la Polizia e finalmente si viene a sapere la vera storia della fuga.

Quando aveva lasciato la casa degli zii, nelle prime ore del mattino, Marisa si era diretta alla stazione ma, consapevole che se fosse tornata a Roma il padre l'avrebbe rispedita a Genova col primo treno, aveva comprato un biglietto per Milano. Giunta nella città lombarda si era rivolta ad un istituto di suore per avere ospitalità, raccontando la triste storia che sappiamo, e le stesse suore le avevano trovato un posto di lavoro a Casalpusterlengo. Qui lei viveva da tre anni in casa della signora G., si era ambientata bene, aveva trovato un fidanzato: non aveva mai pensato lontanamente di tornare a casa, anzi nel 1950 si era addirittura recata a Roma per l'Anno Santo senza dir niente a nessuno.

I genitori di Marisa, subito accorsi a Casalpusterlengo, devono sudare le sette camicie per convincerla a tornare a Roma, poi volente o nolente (la ragazza ha 19 anni e secondo le leggi dell'epoca è ancora minorenne) finalmente la riportano a casa.

Resta una domanda: chi era la ragazza del film americano? Non lo sapremo mai: certo, non fosse stato per lei, forse i familiari non avrebbero mai saputo che fine aveva fatto Marisa.